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Il racconto del martirio dei Santi Faustino e Giovita

Per l’edizione critica della Legenda maior

A proposito del seminario di studi tenutosi presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore in occasione delle “Feste dei Santi Patroni” 2022

Premessa

Nel ventaglio delle iniziative che ogni anno si organizzano a Brescia, in occasione della festa dei santi patroni Faustino e Giovita (15 febbraio), si è tenuto, il 9 febbraio ultimo scorso, presso la Sala della Gloria, nella sede bresciana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, un convegno organizzato dalla Confraternita dei Santi Faustino e Giovita in collaborazione con il Centro studi sulla Storia degli Insediamenti Monastici Europei (CESIME), per fare il punto sull’ormai manifesta necessità di giungere finalmente a una vera edizione critica della Legenda maior dei due santi. Il titolo: Faustino e Giovita: il racconto del martirio per l’edizione della Legenda maior. Quattro relatori, coordinati da Simona Gavinelli, si sono confrontati illustrando le loro ricerche e aggiornando la folta platea circa i nuovi risultati raggiunti.

La relazione di Paolo Tomea

Figura 1 San Gallo (CH), Stiftsbibliothek, ms. 577, pp. 86-87

Ha aperto il seminario, dopo i consueti saluti istituzionali, la relazione di Paolo Tomea (Problemi e prospettive per un’edizione critica della Legenda maior dei santi Faustino e Giovita) che ha posto in evidenza problemi e prospettive per un’edizione critica del testo, soffermandosi in particolare sull’estrema stereotipizzazione del racconto (carattere tipico dei testi agiografici) e sulla conseguente totale mancanza di appigli concreti che possano aiutare a contestualizzare correttamente, almeno cronologicamente, la Legenda. Ha poi concluso il suo intervento sottolineando l’assoluta necessità di recuperare nuovi testimoni del testo, al fine di allargare la collazione, nella speranza di reperire nuove informazioni determinanti, ricordando quindi il manoscritto 577 della Stiftsbibliothek di San Gallo (sec. X, redazione incompleta) da lui ritrovato ormai anni orsono e il “nuovo” codice manoscritto 133 della John Rylands Library di Manchester (sec. XV). Questi rinvenimenti rappresentano infatti un passo avanti rispetto al lavoro del gesuita Fedele Savio, il quale, per Analecta Bollandiana, nel 1896, aveva steso un’edizione del testo basata sulla copia della Legenda posseduta dall’avvocato bresciano Gaetano Fornasini, tratta, a sua volta, da un’altra copia settecentesca perduta, stesa dal canonico della chiesa di S. Afra di Brescia, Teodosio Borgondio nel sec. XVIII.

La relazione di Simona Gavinelli

È seguita quindi la relazione di Simona Gavinelli (Nuovi testimoni della Legenda maior), titolare dell’insegnamento di Paleografia latina presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, incentrata proprio sulla ricerca di nuovi testimoni e dunque ricchissima di novità: una su tutte il ritrovamento di un testimone finalmente completo della Legenda, nel Passionario Queriniano Fè 14 (sec. XII-XIII, l’originale da cui provengono le copie del Borgondio e del Fornasini), al quale fanno seguito poi altri nuovi esemplari, in particolare il manoscritto 266 della Stiftsbibliothek di Einsiedeln (sec. X), che, unitamente al San Gallo 577, del quale risulta essere codice descritto, si distinguerebbe dalla redazione estesa per l’assenza sì delle passioni dei santi Marziano e Secondo, ma anche, e soprattutto, per la presenza di maggiori citazioni bibliche, bene assimilabili al centralismo biblico-patristico della cultura carolingia.

Questo aspetto indirizzerebbe in realtà verso una possibile diversa redazione della Legenda, nata proprio in seno alla cultura carolingia, caratterizzata da un gusto per le redazioni ampie, che valorizzassero i culti santorali. Rinvenuti quindi, ancora, il Passionario 1 del fondo Negri da Oleggio, presso la sede milanese dell’Università Cattolica (secc. XI-XII, incompleto); il Passionario 1667 della Biblioteca Comunale di Trento (sec. XII, incompleto); il Passionario 1043 della Biblioteca Capitolare di Bergamo (sec. XV, incompleto e, in aggiunta, molto tardo); e infine, ancora, il codice manoscritto 133 della John Rylands Library di Manchester (sec. XV, presumibilmente completo, ma molto tardo).

La relazione di Diego Cancrini

Alla relazione della prof.ssa Gavinelli si è poi collegato Diego Cancrini (Il volgarizzamento della Legenda maior tra XV e XVI secolo), in forza al Centro di Documentazione “Raccolte Storiche” della sede bresciana dell’Università Cattolica, comunicando gli esiti della sua ricognizione dei testimoni manoscritti del volgarizzamento della Legenda maior. Anche in questo caso sostanziali novità sono state scovate: ai già noti manoscritti Di Rosa 9 e D.VII.16 della Biblioteca Queriniana di Brescia si sono infatti aggiunti il manoscritto 217 della Biblioteca Città di Arezzo e il misconosciuto manoscritto T.V.011 della Biblioteca Francescana di Milano, già posseduto dal conte bresciano Luigi Lechi e poi acquistato da Giuseppe Onofri, prevosto della chiesa di S. Agata di Brescia, raffinato bibliofilo e collezionista, figura chiave nelle vicende legate alla ricerca della leggenda dei santi patroni. Tra le carte dell’Onofri, conservate presso la Biblioteca del Convento francescano di S. Pietro apostolo a Rezzato (Bs), è stato infatti rinvenuto anche un frammento inedito di un testimone perduto della Legenda (Archivio III, ms. X1). Tutti i testimoni sono di origine bresciana, sono completi e stringono tra di loro differenti legami sia materiali che testuali, sono stati tutti composti verso la metà del XV secolo e questo particolare li pone in relazione diretta con gli eventi legati all’assedio di Brescia per opera del condottiero Niccolò Piccinino nel 1438.

La relazione di Dario Gallina

Ha concluso il convegno, infine, la relazione dell’archeologo Dario Gallina (Profili archeologici nel racconto martiriale della Legenda maior) che si è focalizzata principalmente su tre suggestive questioni: 1) la probabile corrispondenza tra la «columna ex qua fluebat aqua velociter» citata in due passi del cap. 39 della Legenda maior, le colonne cave del fonte battesimale di S. Stefano a Milano descritte da Ennodio nei suoi Carmina (2, 149) e una colonna, proprio di questa tipologia, rinvenuta durante gli scavi del 1961 nel complesso episcopale di Milano, forse proveniente dal battistero di S. Giovanni; 2) l’effettiva collocazione della chiesa di S. Faustino ad sanguinem di Brescia (oggi S. Angela Merici) in relazione al percorso delle mura augustee che, a seguito delle recenti scoperte archeologiche (dicembre 2021), sono state “retrocesse” dall’attuale via Moretto a via delle Antiche Mura; 3) la possibile derivazione della curiosa forma circolare della chiesa di S. Faustino in riposo dalla sua costruzione su un castellum aquae sottostante, della medesima forma, che smistava le acque provenienti dall’acquedotto di Lumezzane alle insulae e alle domus della città.

Figura 6: Esempi di castella aquae di Nîmes (Fr) e di Pompei (Na); pianta della chiesa di S. Faustino in riposo (Bs); schema del funzionamento di un castellum aquae

Il video

Per il Seminario di studi al quale si fa riferimento è disponibile nel portale anche la registrazione video. Il video è stato registrato a cura del Servizio Formazione permanente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Sede di Brescia, poi editato e pubblicato sul proprio canale YouTube dalla Confraternita dei Santi Faustino e Giovita.

La copertina